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Fusilli lunghi bucati: storia, forma e sughi che valorizzano il formato

Fusilli lunghi bucati, un formato con una storia precisa

 

“È come uno spaghetto attorcigliato.” È la descrizione che si sente più spesso, ed è qui che inizia l’equivoco. I fusilli lunghi bucati, infatti, non sono uno spaghetto con una forma diversa. C’è una spirale che avvolge il filo per tutta la sua lunghezza e, al centro, un canale che lo attraversa da parte a parte. Due strutture che lavorano insieme per fare una sola cosa: trattenere il condimento.

Le origini e il nome

 

I fusilli sono originari della Campania e la loro storia è legata a un gesto manuale che oggi quasi nessuno pratica più. Anticamente, infatti, venivano prodotti a mano attorcigliando uno spaghetto intorno a un ferro da calza, con una rapidità e una destrezza che ricordavano molto il lavoro delle filatrici. Ed è proprio questo antico movimento che dà origine al nome: “fusillo” deriva da “fuso”, lo strumento tipico di chi filava.

Fusilli lunghi bucati e fusilli corti: cosa cambia

 

Esiste una certa confusione tra le diverse varianti della famiglia dei fusilli, e vale la pena chiarirla. I fusilli corti, quelli che si trovano più facilmente e che vanno benissimo nelle insalate estive o con il ragù alla bolognese, hanno un comportamento in cottura e nel piatto molto diverso. I fusilli lunghi bucati, infatti, si gestiscono più come una pasta lunga, si avvolgono nel piatto come uno spaghetto e richiedono un approccio al condimento che tenga conto della loro lunghezza e della superficie tridimensionale. Insieme alla torsione a spirale, la bucatura contribuisce a moltiplicare la superficie di contatto con il sugo, trattenendo così il condimento sia all’esterno, nelle scanalature della spirale, sia all’interno del canale.

Ci sono, poi, i fusilli grandi e i fusilli giganti, pensati principalmente per il forno o per piatti pasticciati dove il formato XL regge meglio la gratinatura.

I condimenti giusti

 

La tradizione campana li vuole con il ragù alla napoletana, quello a lunga cottura, con il pomodoro che diventa quasi denso e profumato, o con il ragù detto “alla genovese”, preparato con la cipolla cotta a lungo fino a sciogliersi completamente nella carne. Sono abbinamenti che hanno senso strutturale: la spirale lunga con il buco trattiene i sughi corposi, senza cedere durante la masticazione, e regge la densità di un condimento che ha bisogno di qualcosa di solido a cui aggrapparsi.

 

Più in generale, i fusilli lunghi bucati danno il meglio con parmigiano o pecorino stagionato, con sughi a base di pomodoro, con melanzane e peperoni che mantengono una consistenza definita. Anche condimenti leggeri e cremosi, come quelli a base di formaggi morbidi, ricotta o panna, funzionano bene per via della bucatura, che li trattiene all’interno mentre la spirale esterna li raccoglie dal resto del piatto.

 

Un’idea meno ovvia ma molto efficace è il pesto di pomodori secchi, con capperi dissalati, mandorle a filetti e qualche foglia di menta: una combinazione di sapori decisi che si sposa con la personalità di questo formato senza sovrastarlo.

Cottura e qualche avvertenza pratica

 

I tempi di cottura si aggirano intorno ai 13 minuti per una cottura normale, 12 per un risultato al dente. Come per quasi tutte le paste lunghe, conviene assaggiare un minuto prima del tempo indicato sulla confezione, perché la variabile del formato lungo, che assorbe il calore in modo leggermente diverso rispetto ai formati corti, può incidere. La regola dei grassi vale anche qui: se il condimento è ricco, la cottura si allunga lievemente perché i grassi rallentano l’assorbimento dell’acqua nel formato.

 

In pentola, i fusilli lunghi bucati vanno trattati come gli spaghetti: acqua abbondante e sale a bollore, il formato va immerso progressivamente mentre si ammorbidisce la parte già in acqua. Non vanno mai spezzati, non solo per rispetto della forma, ma perché la lunghezza fa parte del modo in cui questo formato raccoglie il condimento nel piatto.